Sorridete, ci osservano!

Tra le nuove tecnologie nel settore retail, molti sforzi si stanno concentrando sull’analisi intelligente del “traffico”, con l’obiettivo di raccogliere dati per una conoscenza sempre più approfondita del target di consumatori, rilevandone caratteristiche fisiche fino a catturarne le espressioni facciali e il tempo di permanenza davanti all’oggetto prima dell’eventuale acquisto.

L’acquisizione dati inizia già all’esterno del negozio con particolari sensori posizionati all’interno della vetrina in grado di rilevare e analizzare la nostra gestualità e i nostri atteggiamenti di fronte ai prodotti esposti.

Varcata la soglia d’ingresso, non è così raro imbattersi in specchi, camerini, e scaffali dotati di “intelligenza artificiale”. Tramite le tecnologie di motion capture, i Magic Mirror rilevano la nostra figura facendoci poi indossare virtualmente altri capi in abbinamento a quello scelto e informandoci su prezzi, disponibilità colori e taglie. Risparmio di tempo assicurato!

E in ambito food…

“Andare a fare la spesa sta per diventare molto più personale: uno dei maggiori nomi nel food si sta preparando a lanciare scaffali intelligenti per raccogliere informazioni sui consumatori e personalizzare la loro shopping experience. Mondelēz International, compagnia madre di Kraft Foods, ha in programma di avere questi scaffali smart nei supermercati già nel 2015. I devices, ancora in fase di sviluppo, si baseranno su sensori high-tech per andare ad analizzare i tratti del viso dei clienti e individuare all’incirca età e sesso. Da qui un database può essere abbinato in tempo reale e permettere a Mondelēz di formulare consigli per l’acquisto, offerte e praticamente qualsiasi altra opzione che si possa immaginare.” (tratto da popai.it)

Roberto Zanoletti, architect at bamboostudio

Another Scale of Architecture pt.2

La scosa settimana avevamo parlato del libro Another Scale of Architecture di Junya Hishigami introducendo il concetto chiave alla base del suo pensiero: l’architettura come fenomeno ambientale. Si tratta senza dubbio di una immagine suggestiva e alquanto astratta. Vediamo ora qualche esempio.

Clouds

 

Il primo fenomeno studiato da Hishigami nel libro sono le nuvole
Cito letteralmente: “Le nuvole sono una nuova immagine per l’architettura.”

E poi “In qualcosa che è collocato tra un fenomeno naturale e una struttura costruita potrebbe esserci un nuovo potenziale per l’architettura.”

Le nuvole sono l’esempio perfetto per la ricerca di Ishigami.

Le nuvole posso essere immense, lunghe anche centinaia di chilometri.

Appaiono e scompaiono: siamo ancora convinti che l’architettura debbe essere qualcosa di permanente in eterno?

Le nuvole sono sono dei semplici ammassi di vapore ma hanno una struttura al loro interno e una tassonomia.

Le nuvole posso essere stabili o instabili, mutevoli e non a secondo delle condizioni in cui si formano.

 

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Non siamo neanche in uno scenario così fantascientico. Attualmente l’uomo è in grado di creare artificialmente nuove nuvole. Disperdendo ioduro d’argento nell’atmosfera si riesce a creare una gigantesca nuvola di qualche decina di chilometri di diametro. Abbiamo mai creato una architettura di tali dimensioni prima d’ora?

Le nuvole hanno una forma definita, andando però a concentrarsi sui confini della nuvola scopriamo che essi non sono netti ma bensì sfumati. Possiamo creare una architettura che cambia “confini” a seconda della distanza dell’osservatore?

Gli edifici sono creati per resistere alla pressione del vento, e se fossero concepiti per essere sostenuti dalla pressione atmosferica? Osserviamo i semi trasportati dal vento…

 

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Le nuvole non sono sempre bianche, ma a seconda del loro spessore, della luce e della loro densità cambiano colore, posso addirittura apparire e scomparire a seconda di come le vediamo. Se immaginassimo edifici dall’aspetto analogo?


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Filippo Ogliani architect at Bamboostudio

Unlearning.it

Dovete sapere che recentemente sono diventato papà, felicissimo e sempre più sorpreso della mia nuova vita ma questo fatto oltre a una gioia immensa mi ha scatenato un fiorire di interrogativi di varia natura, oltre al mio nuovo ruolo, legati alla vita che sto conducendo.

Presumo siano dubbi legittimi ma tutto intorno a me ha cambiato valore, il peso, l’importanza si sono spostati su altri aspetti; googolando in rete mi sono imbattuto nell’immagine sopra e mi sono subito fermato a leggere di cosa si trattasse: il pollo in questione è un pollo con quattro zampe, non è un esperimento di qualche multinazionale ma è un disegno di una bambina di nome Gaia che, presumo, pensasse che i polli fossero dei quadrupedi.

Da questo disegno, ai suoi genitori Anna e Lucio, è letteralmente scattato qualcosa - i famosi interrogativi di cui parlavo prima - decidendo, così, di mettersi in gioco per vivere in prima persona uno stile di vita diverso, sostenibile.

Accantonato il denaro, per sei mesi hanno lasciato la loro città Genova, lasciandosi alle spalle le comodità che tutti conosciamo, viaggiando attraverso il baratto alla scoperta di un modo diverso di vivere.
Il tutto sarà presto un documentario “Unlearning”, i numeri sono di tutto rispetto oltre cinque mila chilometri percorsi in ride sharing, tantissime attività in cambio di vitto e alloggio e il loro appartamento a Genova, affittato o scambiato da più di venti famiglie.
Un viaggio da nord a sud del nostro Paese sfruttando le opportunità della sharing economy.

Le possibilità sono infinite, un modo alternativo, se così lo si vuole intendere, esiste basta solo volerlo, davanti a noi si possono aprire tantissime opportunità.

Qualche link per googolare e approfondire:
Ride sharing BlaBlaCar
Vitto e alloggio con Workaway, Wwofing e con la banca del tempo Time Republik.
Infine Anna, Lucio e la piccola Gaia li trovate qui.

marco balduzzi

sharing in bamboostudio

Another Scale of Architecture

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Era da un pò, diciamo qualche mese, che cercavo questo libro. L’avevo visto in libreria diverse volte, mi aveva subito intrigato, peccato che, quando mi sono deciso ad acquistarlo, era praticamente sparito dalla circolazione. Non si trovava più da nessuna parte. Ho perfino chiesto a dei parenti in visita a Parigi di cercarlo al bookshop del Beaubourg ma niente da fare: il libro era andato fuori stampa.

Passano i mesi, non ricordo quanti ma sicuramente più di un’anno, vagavo per gli scaffali della mia libreria preferita milanese (si, i libri vanno comprati in libreria non su internet, mi piace sceglierli anche in base alla loro “fisicità”) e lo vedo. Miracolo!

No, miracolo no, era semplicemente uscita una nuova edizione, la terza.Tempo pochi secondi ed ero in cassa lieto del mio nuovo acquisto.Tempo pochi secondi ed ero in metropolitana a leggerlo già, non potevo aspettare di arrivare a casa.

Ok, ma di che libro si tratta?

 

JUNYA ISHIGAMI - ANOTHER SCALE OF ARCHITECTURE

 

Junya Ishigami è un giovane architetto/designer giapponese, dopo aver lavorato qualche anno presso Sanaa ha aperto nel 2004 il suo proprio studio dandogli una direzione decisamente sperimentale. Tra i vari lavori nell’autunno 2010 Ishigami allestisce presso il Toyota Municipal Museum of Art la mostra Another Scale of Architecture, che verrà poi documentata in questo libro.

La questione che si pone Ishigami è la seguente: oggi l’architettura e l’ambiente artificiale si sono espansi così tanto da non poter più tracciare una linea netta che divide l’ambiente naturale da quello artificiale. La distinzione tra questi due universi è sempre più ambigua.

Si tratta quindi di concepire una nuova architettura per questo nuovo ambiente ibrido.Se architettura e natura si fondono allora la nuova architettura non può più essere un riparo dall’esterno deve diventare ambiente anche lei.

La natura è però fatta di tantissimi elementi, dalle invisibili molecole ai grandiosi fenomeni atmosferici.Dal microscopico al macroscopico. E’ possibile concepire una architettura che abbracci queste nuove dimensioni. Ecco spiegato il titolo, Un’Altra Scala di Architettura.

Ishigami prova quindi a creare architetture, teoriche ma non solo, ispirate a nuvole, foreste; architetture che riproducono la pioggia; architetture in relazione con l’orizzonte o il cielo.

Nei prossimi appuntamenti ci attendreremo dentro le parti più interessanti del libro e in queste incredibili architetture.

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http://on.fb.me/1nWPLfo

Filippo 

architect at Bamboostudio

L’ecostenibilità è oramai un concetto assodato. Siamo consapevoli dell’importanza dell’approccio green nei nostri progetti, sia se ci occupiamo di architettura che di design industriale o dei servizi. Fonti di energia rinnovabili e piante vegetali vengono sempre più spesso introdotti nel mondo del design. Ma cosa succede se sono proprio le piante a produrre energia?

Una risposta viene data dalla designer svizzera Fabienne Felder che ha lavorato in collaborazione con la Cambridge University alla creazione di una radio alimentata da piante vegetali. Più precisamente da piante di muschio. La fotosintesi produce infatti elettroni i quali vengono catturati e trasformati in energia elettrica da apposite pile denominate a combustile microbiologico.  

Attualmente questa approccio energetico è allo stato embrionale, nonostante ciò lascia presupporre interessantissimi scenari progettuali. Ecco il video della prima radio alimentati a vegetali.

http://vimeo.com/83805106

http://bit.ly/1xL5HSe

Filippo Ogliani

architect at Bamboostudio

Slide Panel con CSS3

Partendo dalla necessità di inserire uno slide panel in un sito internet e mirando ad un impiego limitato di plugin jQuery consiglierei la tecnica descritta nell’ottimo articolo presente in questo link.

La particolarità, nonché il punto di forza è l’impiego del concetto di Progressive enhancement(anche se puramente introdotta). 

Il Progressive enhancement è una strategia impiegata nel web design che utilizza le tecnologie web a più livelli, per permettere a chiunque di accedere a contenuti e funzionalità di base del sito (o della web app) indipendentemente dal browser o dalla connessione utilizzata, fornendo anche una versione migliorata della pagina per coloro che dispongono di un browser più avanzato o maggiore larghezza di banda.

Unica variazione introdotta rispetto a quanto riportato nell’articolo è stata l’inserimento di un blocco supplementare all’interno del div .menu dovuto dalla necessità di rendere il contenuto “scrollabile”, introducendo così la possibilità di avere un contenuto di altezza superiore a quella del viewport.

Gli stili associati a questo nuovo div saranno i seguenti: 

#nuovo_div {

height: 100%;
overflow-x: hidden;
overflow-y: auto;
padding: 20px;
width: 100%;

}

Con l’introduzione di quanto indicato sarà possibile aggiungere tutto il contenuto necessario, senza tener conto dell’altezza.

nicola pagani, developer at bamboostudio

Iso Isetta

Ricercare la diversità, l’innovazione, offrire il proprio punto di vista nella piena libertà creativa, svincolando il più possibile il pensiero dalle costrizioni, qualche giorno fa in una notte più insonne di altre mi è capitato di imbattermi in uno di quei documentari fatti a regola d’arte che la Rai programma a orari impossibili per non farli vedere a nessuno: si parlava del solito miracolo economico, di quanto erano belli gli anni sessanta e come tutti erano felici ma tra le varie cose, più o meno condivisibili, si parlava di quel miracolo che Renzo Rivolta, fondatore della Iso Rivolta fece dagli anni cinquanta fino alla fine degli anni settanta.
Una piccola premessa per inquadrare in Nostro e il suo spessore da vero imprenditore italiano, partendo dalla produzione di refrigeratori elettrici e caloriferi a Bolzaneto nei pressi di Genova, distrutti completamente nel ’41 dai bombardamenti, nel ‘42 non si dà per vinto e sposta tutta la sua produzione e la sua vita a Bresso in provincia di Milano.

Dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, inizia a diversificare la produzione, iniziando con le motociclette per poi fare il grande salto con la produzione di automobili e da qui inizia la storia della nostra Iso Isetta.
La Iso Isetta è quella che oggi definiremmo una microcar, tipologia molto diffusa in Europa sopratutto negli anni cinquanta. L’esigenza di produrre questo tipo di autovetture nasceva dal fatto che dopo la Seconda Guerra Mondiale le risorse economiche si fecero scarse e nel ’56 la situazione di rese ancora più complicata per la Crisi di Suez; per incentivare la motorizzazione dei vari Paesi si doveva produrre qualcosa al massimo dell’economia.
La Iso Isetta rappresenta la soluzione a un periodo sociale e storico piuttosto complesso, per la progettazione Renzo Rivolta si affida a due giovani con esperienza in campo aeronautico, Pierluigi Raggi e Ermenegildo Preti, la filosofia costruttiva è del tutto innovativa per il tempo, privilegiare il comfort e la comodità dei passeggeri, partendo quindi dalla cella abitativa attorno alla quale si sarebbe inserito la meccanica e modellata la carrozzeria, privilegiando ovviamente la forma aerodinamica.
Con queste caratteristiche nasce nell’estate del ’52 il primo prototipo, caratteristica forma a “uovo” con la presenza di un unico portellone frontale che costituisce il muso dell’autovettura e meccanica di derivazione motociclistica.

Dopo qualche riallineamento di carattere formale e di natura tecnica, la Iso Isetta viene presentata ufficialmente il 22 aprile del 1953 durante il Salone dell’automobile di Torino, al tempo massima rassegna espositiva automobilistica italiana tra le principali del mondo, fra lo stupore generale del pubblico.
Lo scalpore nasceva per una configurazione del tutto innovativa e inusuale del suo corpo macchina e per una razionale e ben riuscita disposizione di tutto il necessario per prediligere comfort e vivibilità dei passeggeri, la vetratura molto ampia offriva una visibilità da autentica berlina di lusso con la possibilità di “srotolare” letteralmente il suo tetto in tela per trasformarla in una vettura aperta.

Geniali è dire poco!

Purtroppo l’alto contenuto innovativo del progetto non aiutò la sua commercializzazione, in Italia ne furono costruite solo 1420 esemplari, quelle esistenti oggi sono rarissime.
Per la sua promozione si scelse di farla gareggiare alla Mille Miglia del 1954, dove si distinse per la sua alta tenuta di strada ma nonostante i lusinghieri risultati sportivi le vendite non decollarono mai.

Dopo circa un anno dal debutto, Rivolta strinse accordi con la BMW, che in quegli anni era in crisi profondissima dovuta ai postumi della guerra e agli insuccessi dei modelli proposti. Fu infatti in Germania che le microvetture di diffusero maggiormente, altri Paesi invece ignorarono letteralmente il fenomeno. Possiamo quindi dire che il successo della Smart, molti anni dopo, è nato anche per le lontane intuizioni di Rivolta.
Seguirono altri accordi commerciali, l’Isetta fu prodotta su licenza in altri Paesi, in Sudamerica con il marchio Romi, in Francia con il marchio Velam e anche negli Stati Uniti.

La prossima volta che mi troverò nel tentacolare traffico milanese cercherò di immaginarmi alla guida della mia Isetta, guardando con faccia annoiata quei tapini rinchiusi nelle loro macchine tutte uguali.

Qualche info in più a questo link.

marco balduzzi

powered in bamboostudio

Anche quest’anno è arrivato Agosto, Milano si svuota e l’atmosfera si rilassa. Cosa significa? Il blog di Bamboostudio va in vacanza!  

Torneremo a Settembre continuando ad occuparci come sempre di Architettura, Design, Comunicazione e Web, avremo nuove sezioni e nuove iniziative editoriali. Non mancheranno le sorprese! 
Arrivederci a Settembre e buona estate a tutti!

Picture copyright © 2009 Josef Hoflehner

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