Quando riaffiora il ricordo di una Architettura

16 Maggio 2014, Dessau, Germania.

Un vasta folla si raccoglie in occasione della inaugurazione del nuovo visitor-center del complesso di case dei professori del Bauhaus. Dopo circa settant’anni dalla chiusura da parte del regime Nazista si è finalmente giunti alla riapertura del complesso del Bauhaus. Dietro al design di questo piccolo edificio così profondamente contemporaneo e così minimale da sembrare uno step oltre lo stile moderno, si cela una storia alquanto articolata e di grande interesse.

Nel 1919 Walter Gropius fondò a Weimar quella che sarà ricordata come la scuola di Architettura, Arte e Design più influente e rappresentativa della modernità, nel 1925  a causa delle sempre maggiori pressioni da parte delle forze politiche conservatrici la scuola si traferì a Dessau. Per l’occasione Gropius stesso progettò e realizzò gran parte degli edifici del complesso, tra cui la serie di residenze per i principali professori della scuola. Furono progettate tre ville doppie per László Moholy-Nagy, Lyonel Feininger, Georg Muche, Oskar Schlemmer, Wassily Kandinsky and Paul Klee mentre il direttore della scuola, Gropius stesso, occupò una villa di maggiori dimensioni singola. Lo stile delle residenze era puramente moderno, forme cubiche prive di ornamento, essenzialmente bianche con qualche elemento derivato dall’architettura industriale.

Una delle poche fotografie della casa di Gropius nel suo design originale.

Queste architetture, emblema del Movimento Moderno ebbero però vita breve, le pressioni politiche non cessarono e il Bauhaus dovette chiudere definitivamente nel 1933. Da quella data le residenze furono abbandonate, per di più il 3 Marzo 1943 durante un bombardamento alleato la villa di Gropius venne quasi completamente distrutta. Ma la beffa non finì quì: terminata la guerra i nuovi proprietari del terreno ottennero il permesso di costruire una nuova casa al posto delle macerie la quale, su espressa volontà dell’amministrazione locale, avrebbe dovuto aver il tetto a falda ed uno stile che negava l’eredità moderna, quasi a voler negare l’esistenza di quel movimento d’avanguardia proprio nel luogo dove era nato.

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Le residenze degli insegnanti. Sulla destra l’edificio che negli anni ‘50 ha sostituito la casa di Gropius

Solo nel 1992 Dessau ha ricominciato lentamente a riappropriarsi di quel patrimonio culturale ristrutturando le ville rimamenti. Venne in seguito istituita la Fondazione Bauhau che si trovò tra le mani una questione spinosa che non poteva non essere affrontata: come comportarsi di fronte alla residenza di Gropius? La tentazione era quella di ricostruirla secondo il disegno originario, questa soluzione però avrebbe significato negare a sua volta gran parte della storia tedesca: dalla opposizione politica alla scuola alla ricostruzione post-bellica passando per le bombe alleate. In alternativa si sarebbe dovuto lasciare tutto com’è e la villa di Gropius sarebbe rimasta documentata solo attraverso le fotografie dell’epoca.

E’ però attraverso un recente concorso che si è trovata la soluzione a questo quesito, una soluzione alternativa ad entrambe queste due ipotesi. La risposta al problema la danno i berlinesi Bruno Fioretti Marquez Architects con un progetto profondamente teorico. “I nostri ricordi prendono vita con sfocature e imprecisioni” dice l’architetto Josè Marquez. Il progetto prevede infatti una ricostruzione che evochi un ricordo piuttosto che dare una risposta precisa. La forma volumetrica dell’edificio di Gropius viene mantenuta, i dettagli però spariscono del tutto. L’edificio si trasforma in una scultura, un monumento all’eredità perduta. Il minimalismo moderno viene portato ad un livello ulteriore, quello di una forma vaga, annebbiata, non finita, quasi fosse il fantasma dell’architettura che fu.

Filippo Ogliani

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